LA DIGESTIONE ANAEROBICA DELLE BIOMASSE

Con il termine biomassa si intendono tutte le sostanze di origine biologica in forma non fossile: materiali e residui di origine agricola e forestale, prodotti secondari e scarti dell’industria agro-alimentare, reflui di origine zootecnica, frazione organica dei rifiuti urbani, fanghi di depurazione, alghe e molte specie vegetali utilizzate per la depurazione di liquami organici.

La biomassa sfruttabile in termini energetici comprende qualsiasi materiale di origine organica che possa essere utilizzato direttamente come combustibile oppure che si presti ad essere trasformato in combustibile in forma solida, liquida o gassosa. Le biomasse costituiscono una fonte energetica pulita in quanto l’anidride carbonica che viene sprigionata durante la loro decomposizione, sia essa naturale o prodotta volontariamente come nel caso della combustione, è la stessa che viene assorbita durante il processo di fotosintesi (processo attraverso il quale le piante “inseriscono” nelle loro cellule particelle di carbonio) in un ciclo chiuso.

La digestione anaerobica è un processo naturale di conversione di tipo biochimico in assenza di ossigeno consistente nella demolizione, ad opera di microrganismi, di sostanze organiche complesse (lipidi, protidi, glucidi) contenute nelle biomasse e nella ricombinazione del carbonio e dell’idrogeno in essi contenuti per formare metano e anidride carbonica. Il biogas prodotto è costituito per il 50÷70% da metano (CH4) e per la restante parte soprattutto da CO2, con un potere calorifico nell’ordine dei 23.000 kJ/Nm3 ed un ammontare variante di acqua, solfuro di idrogeno (H2S), ossigeno e altri composti. La percentuale di metano nel biogas varia a seconda del tipo di sostanza organica digerita e delle condizioni di processo. E’ possibile controllare questo processo all’interno di un ambiente di reazione apposito, ottenendo allo stesso tempo la riduzione del carico organico contenuto in reflui di vario tipo. Al termine del processo di fermentazione si conservano integri nell’effluente i principali elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio) già presenti nella materia prima, favorendo la mineralizzazione dell’azoto organico; in particolare, il digestato (cioé il materiale che è stato trattato in digestione anaerobica) è un ottimo fertilizzante nel quale l’azoto si presenta in forma direttamente assimilabile dalle piante.