Il Tirreno

Idee per un futuro sempre più verde
di Elisabetta Giorgi

GROSSETO. È nato alle porte di Grosseto l’impianto a biomasse più grande della Toscana, un colosso da 1 megawatt che produrrà elettricità dall’attività agricola. Duemilacinquecento famiglie grossetane riceveranno energia elettrica da qui, abbattendo il carico della “bolletta petrolifera” nazionale.  L’impianto, frutto di un sostanzioso investimento privato, è una sfida aperta all’agricoltura in crisi “riconvertita” grazie all’uso di prodotti dei campi e fa capolino a 2 chilometri da Grosseto, sulla destra, percorrendo la Trappola in direzione Principina.  È stato realizzato da Mario e Tommaso Becagli (padre e figlio) all’interno della loro tenuta San Lorenzo, 500 ettari di verde già cuore di ardite sperimentazioni. Notissimi imprenditori d’origine pratese impegnati nel tessile, i Becagli si dividono tra Firenze, Prato, Grosseto e altre parti della Toscana, ma è in Maremma che hanno scelto di giocare una delicata partita fatta di equilibri tra presente e futuro.  Il rivoluzionario impianto a biomasse, che convivrà con le colture tradizionali, sarà presentato il 16 ottobre alle istituzioni locali e regionali. Amministratore unico della società San Lorenzo Green Power è Tommaso Becagli, 20 anni, diploma di liceo scientifico, specializzato in “gestione d’impresa”. «Mio padre – racconta – comprò questa proprietà molti anni fa. Ora, visto l’andamento non buono dell’agricoltura per colpa della crisi, ci tenevamo a dare un futuro a quest’azienda e diversificare l’attività, e l’unica alternativa possibile secondo noi era entrare nel campo delle rinnovabili».  L’impianto a biomasse – prosegue Tommaso – si sposa molto bene con la vocazione agricola della fattoria, e non sostituirà ma sarà complementare alle altre coltivazioni. Il funzionamento «si basa sulla fermentazione anaerobica degli insilati (foraggi immagazzinati in silos), che sono prevalentemente triticale e sorgo». Le colture, raccolte nella tenuta e immagazzinate nel corso dell’anno, vengono immesse in grandi serbatoi coperti (fermentatori) per essere amalgamate con l’acqua. Nei fermentatori le biomasse agricole iniziano ad alimentare un processo di digestione anaerobica. In assenza di ossigeno la sostanza organica attiva un processo di metanogenesi, viene aggredita da una flora microbica e sprigiona biogas, prodotto costituito per il 50% da metano. Questo gas viene convogliato in un motore di cogenerazione che produrrà sia kilowatt termici che energia elettrica; quest’ultima sarà avviata al gestore unico (l’Enel) e distribuita nella rete elettrica. Coprirà un fabbisogno di 2.500 famiglie grossetane all’anno e produrrà 8 milioni e mezzo di kilowatt. L’impianto entrerà in funzione a breve e sarà a impatto zero, sia dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico che acustico. Alla fine della lavorazione non ci sono scarti: i residui saranno utilizzati come “ammendanti” agricoli, specie di concime che sarà reimpiegato nei terreni dell’azienda. «A livello occupazionale, come indotto abbiamo fatto lavorare molte ditte del territorio – dice Tommaso – E siamo soddisfatti perché ci siamo accorti di essere riusciti a restituire un po’ di linfa a questo territorio, attraversato come altri dalla crisi del comparto agricolo italiano e da un forte calo d’identità. Anche le persone occupate in azienda vengono da noi, entrano, sono partecipi e si rendono conto che è una bella realtà». Una realtà che offrirà un’opportunità in più, per mantenere in vita un settore che da tempo ha bisogno di nuovi stimoli.